Il curioso caso di Benjamin Button

Forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, complice anche il film che uscirà nelle sale il 6 Febbraio, interpretato da Brad Pitt.

Inizialmente pensavo che questa sindrome esistesse davvero ma mi sono documentata e altro non è che un racconto scritto nel 1922 da  Francis Scott Fitzgerald. Nel racconto si narra di questo bambino che nasce con l’aspetto di un ultrasettantenne, ma quello che tutti non sanno è che Benjamin ringiovanisce con il passare degli anni fino a diventare almeno mentalmente un neonato che dovrà imparare di nuovo a parlare. Riporto la recensione del racconto di Wikipedia.

La storia inizia nel 1860, anno di nascita di Benjamin Button, il protagonista. Non si sa come, nè il perché, ma Benjamin nasce con l’aspetto di un uomo anziano, ne viene stabilita l’età di un ultrasettantenne. Il padre di Button, per evitare l’imbarazzo, nasconde la vicenda a tutti, e rade il figlio e lo cura al fine di renderlo più giovane.

Passano circa vent’anni, Benjamin è ringiovanito ed ora ha l’aspetto di un cinquantenne, ma grazie al radersi i capelli e a sistemi di tintura qualora non li tagliasse, risulta ancora più giovane; prende così la decisione di iscriversi all’università di Yale.

Le vicende riprendono alcuni anni dopo ad una festa di ex-veterani della guerra civile cui sono invitati anche Benjamin e suo padre, è proprio qui che il protagonista fa la conoscenza di Hildegarde Moncrief, la figlia di un rispettoso generale. Tra i due nasce una relazione e sino a sfociare in matrimonio qualche tempo dopo.

Trascorrono altri anni, Benjamin ha ripercorso la carriera del padre, diventando un ricco imprenditore nonché uomo d’affari. Il rapporto con Hildegarde, però, risulta danneggiato dagli anni a venire, perché se il giovane Ben è sempre più ammaliato dalla ricerca dell’estasi e del divertimento, ella passa sempre più tempo in casa e non sopporta il comportamento del marito.

Il sentimento che univa i due svanisce, e Ben decide di partire al fronte servendo la fanteria durante la guerra ispano-americana, e proprio qui viene insignito di una medaglia all’onore per i suoi servigi nella battaglia di San Juan. Tornato in casa dopo anni di guerra, il rapporto con Hildegarde è ancora più rovinoso, i due non riescono neppure a guardarsi, e non è raro che Benjamin decida di uscire da casa per molto tempo per passare tempo con se stesso e riflettere.

Le vicende riprendono nel 1910, si viene a sapere che tra Hildegarde e Ben è scaturito un figlio, Roscoe. Intanto, il protagonista ha ormai vent’anni e si iscrive presso l’università di Harvard, ove già nel primo anno dimostra la capacità che lo ha sempre caratterizzato, il distinguersi dalla massa, riesce infatti ad ottenere varie borse di studio e diventa leader della squadra di football.

Passano altri anni, e Benjamin ha la vitalità di un sedicenne, ma per questo viene penalizzato in molte cose, sia nella carriera sportiva, dove non riesce più a tenere il confronto con uomini adulti, e sia in quella di studio, dove riscrontra sempre più difficoltà a reggere i corsi di studio.

Finita la carriera ad Harvard, Ben si trasferisce in Italia, poiché è qui che si è trasferita sua moglie con il figlio Roscoe. I rapporti sono sempre più tesi, Roscoe non lo riconosce come padre, in quanto egli ha passato gli anni della crescita in America non curandosi della famiglia; non è solito infatti che Roscoe lo chiami “zio” in pubblico ma anche in privato.

Un giorno, Benjamin riceve una lettera dall’esercito statunitense per combattere la Grande guerra. Recandosi all’accademia, il giovane viene analizzato da un generale di brigata, che dopo alcuni esami e test lo reputa troppo gracile, rimandandolo quindi a casa.

Reso triste dal fatto, Ben torna a casa distrutto e depresso, dove col tempo non riesce più ad autogestirsi e viene curato e controllato dal figlio Roscoe. Trascorrono altri anni, e Benjamin, oramai pocopiù che infante ha perso la memoria della sua gioventù, maturità e vecchiaia, si trova a proprio agio con il suo nipote, e fino a quando gli è possibile gioca con lui.

Infine, viene narrato di come, ormai diventato neonato, Ben viene curato da una badante che gli insegna di nuovo a parlare; per il protagonista inizia una nuova vita, l’ultima forse.

Molto curioso, e infatti è stata proprio la curiosità a spingermi a cercare altre sindromi rare nonchè particolari:

SINDROME DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIEOvviamente prende il nome dal racconto di Lewis Carroll e causa a chi ne soffre disfunzioni visive, a causa delle quali un oggetto osservato può apparire più piccolo, più grande o più distante di quanto non sia realmente. E’ un disturbo che può comparire nei bambini e che scompare con la crescita. Negli adulti può essere un sintomo di epilessia, tumore cerebrale o di assunzione di droghe.

SINDROME DELL’ACCENTO STRANIERO Solitamente si tratta di una conseguenza di un trauma cerebrale con un probabile interessamento del centro della parola. Esemplare il caso di una donna norvegese che, nel 1941, venne coinvolta nell’esplosione di una bomba e assunse una marcata inflessione tedesca pur non conoscendo assolutamente la lingua.

DISORDINE «ESPLOSIVO» INTERMITTENTE Riguarda con una netta prevalenza i maschi. Gli esperti ritengono che sia causata da uno squilibrio ormonale relativo alla serotonina e al testosterone. Chi ne soffre ha attacchi di ira e aggressività devastanti; gli episodi durano tra i 10 e i 20 minuti durante i quali le reazioni sono sproporzionate alle situazioni. Passata la fase acuta subentrano imbarazzo e rimorso.

SINDROME DELLA MANO ALIENA Ricorda il personaggio di Peter Sellers nel Dottor Stranamore, la cui mano destra effettuava il saluto nazista come se fosse animata da una volontà propria. La dozzina di casi rilevati nel mondo è probabilmente dovuta a una cattiva connessione dei due emisferi cerebrali. Può capitare che la «mano aliena» confligga con quella normale. Per esempio può sbottonare la camicia allacciata dall’altra mano o spegnere la sigaretta appena accesa.

DELIRIO DI CAPGRAS La convinzione che un amico o un familiare siano impostori prende il nome dallo psichiatra francese che per primo individuò questa patologia. Si ritiene sia causata da una disconnessione tra la regione cerebrale deputata a riconoscere i volti e quella che registra le risposte emozionali. Un’affezione analoga è il delirio di Cotard, a causa della quale i malati pensano di essere morti o inesistenti.

DISFONIA SPASMODICA E’ l’incapacità di parlare se non sussurrando o in falsetto. E’ dovuta a spasmi che impediscono alle corde vocali di vibrare correttamente. Il difetto scompare se chi ne soffre canta, recita poesie o cambia semplicemente la tonalità della propria voce. Se si effettuano iniezioni di botulino attorno alla laringe gli spasmi si calmano temporaneamente.

SINDROME DI PARIGI Si tratta di una variante della più famosa sindrome di Stendhal e colpisce prevalentemente i turisti giapponesi in visita alla capitale francese. Si manifesta come un crollo psichico. Nel 1980 uno scienziato giapponese ha espresso la teoria che questo disorientamento dei suoi connazionali sia dovuto a una combinazione di stanchezza, barriere linguistiche e difficoltà per i visitatori a conciliare la loro visione idealizzata di Parigi con la realtà moderna della metropoli francese.

Sembrano invenzioni o racconti, ma assolutamente sono tutte reali e documentate!

Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Curious_Case_of_Benjamin_Button

www.corriere.it di Emanuela Di Pasqua

Il curioso caso di Benjamin Buttonultima modifica: 2009-01-07T22:42:00+01:00da cristalrm
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